Edizione di: Mercoledi, 10 marzo 2010 ore 21:02 @876

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Personale del pittore Ro Milan alla Galleria d’arte L’Incontro di Lugano »

ro-milan-mela-granata-olio-50x70-2009.jpgdi Dalmazio Ambrosioni


Il ritratto della pera e l’invenzione del paesaggio

 

Si intitola “Il ritratto della pera e l’invenzione del paesaggio“ la personale di pittura di Ro Milan, che si tiene dall’11 marzo al 25 aprile 2010 alla Galleria d’arte L’Incontro di Lugano-Molino Nuovo (via Ferri 2 – angolo via Trevano). Un titolo curioso per una mostra zeppa di novità, che si snoda lungo una quarantina di dipinti degli ultimi due anni, tutti inediti, in maggioranza ad olio con qualche tempera.

Ro Milan è conosciuto per i suoi paesaggi sospesi tra realtà e immaginazione. Paesaggi possibili o paesaggi reali ma rivisti attraverso la partecipazione emotiva a tratti anche sognante. Paesaggi dell’anima. Paesaggi ricchi di colore e di prospettiva, impaginati con una misura che confina con la poesia. Paesaggi simbolici, al centro dei quali sovente troneggia un albero, presenza forte che organizza lo spazio circostante. E gioca con i colori, mai così vivi, freschi, primaverili come in questo nuovo ciclo pittorico: gialli e rosa, azzurri e celesti, una ricca gamma di verdi attraverso un rincorrersi di tonalità. Davvero una festa per lo sguardo.

Paolo Campa, un grande artista alla Residenza Rivabella di Magliaso »

 

paolo-campa-ragazza-di-dubrovnik-12.jpgPersonale del pittore luganese Paolo Campa nei saloni della Residenza Rivabella a Magliaso (via Resiga 17). Sotto il titolo “Il Rinascimento che verrà” la mostra presenta una serie di dipinti di medie e grandi dimensioni in cui appare evidente il grande talento di questo artista. “L’opera di Paolo Campa – scrive il critico d’arte Dalmazio Ambrosioni - riconcilia con la pittura. È estranea a quella parte dell’arte moderna e contemporanea fatta di avventure e tentativi, spesso temerari, e si ricollega invece alla grande pittura e ai grandi pittori. Paolo Campa è figlio del Rinascimento, del lavoro di bottega, di una straordinaria perizia innestata su un folgorante talento posta a confronto con la sensibilità, le attese di oggi. Fan trattenere il fiato per la meraviglia i suoi Portraits, Flowers, Still-life: la delicatezza, la maestria, il tocco, la visione d’insieme. Entusiasmano e al tempo stesso fanno pensare i suoi Personaggi come scolpiti sulla tela e resi vivi dal colore: giovani donne e uomini di un mondo in trasformazione, multietnico, nei quali l’artista va a cogliere i caratteri più rappresentativi e nuovi”.

 

Nato nel 1964 a Lugano, vive e lavora a Pazzallo, Paolo Campa ha tenuto la sua prima personale proprio a Lugano nell’89 e da allora ha esposto in diversi paesi d’Europa. Importanti le due personali presentate nel 2001 da Sotheby’s, l’esposizione intitolata “Flowers” nel 2007 alla Galerie Caroline Dechamby di Crans-Montana, l’invito e la partecipazione alla mostra “Nuovi Realismi” curata da Vittorio Sgarbi al PAC, Padiglione d’arte contemporanea di Milano così come alle Fiere d’arte contemporanea di Bologna e Miami. La sua attività espositiva internazionale è adesso intervallata da questa mostra, che si in augura domenica 24 gennaio alle ore 11 alla Residenza Rivabella di Magliaso. Presenta il giornalista e critico d’arte Dalmazio Ambrosioni. La mostra rimane aperta fino all’11 aprile tutti i giorni dalle 10 alle 18.

Otello di William Shakespeare »

di Ellecistudio

Sabato 12 dicembre 2009, ore 20.30

Cinema Teatro di Chiasso

 

 

 

Sabato 12 dicembre 2009 ore 20.30

OTELLO”

di William Shakespeare

regia Arturo Cirillo

traduzione Patrizia Cavalli
Danilo Nigrelli Otello

Monica Piseddu Desdemona

Michelangelo Dalisi Cassio

Arturo Cirillo Iago

Sabrina Scuccimarra Emilia

Luciano Saltarelli Roderigo

Salvatore Caruso il Doge, Montano, Bianca

Rosario Giglio Brabanzio, Araldo, Ludovico

scena Dario Gessati
costumi Gianluca Falaschi
musica Francesco De Melis
luci Pasquale Mari
assistente alla regia Tonio De Nitto
produzione Teatro Stabile delle Marche – Teatro Eliseo – Nuovo Teatro srl

 

 

Dalla grande scuola italiana, tra tradizione e innovazione

 

Capolavoro di Shakespeare tra i più amati e rappresentati, Otello viene riproposto al Cinema Teatro – terzo evento della Stagione di Chiassoteatro - in un nuovo allestimento diretto da Arturo Cirillo, che lo affronta nella doppia veste di regista e interprete. Considerato uno dei talenti emergenti più interessanti e innovativi della scena contemporanea, il giovane regista napoletano si muove da anni, con grande consapevolezza, tra ricerca e tradizione. Già allievo di Carlo Cecchi, ha debuttato con lui nel 1993 in Leonce e Lena di Buchner, collaborando poi per dieci anni nella sua Compagnia. Forte quindi l’imprimatur formativo della sua “scuola-non scuola”, Cirillo ha fatto proprio il fondamentale insegnamento del grande attore e regista fiorentino, ovvero la necessità di mettersi in scena totalmente, di vivere “per e con il teatro”. Le sue raccomandazioni, gli insegnamenti, le provocazioni hanno segnato profondamente la sua formazione, ma non solo: le lunghe tournée realizzate con la Compagnia Cecchi (con i progetti Shakespeare e Buchner, e con spettacoli come La locandiera e Sik Sik) svelano al giovane Cirillo una chiave illuminante di accesso al teatro; ne è l’ennesima prova questa sua ultima esplorazione dell’Otello. Nella sua lettura registica la celebre vicenda si focalizza su pochi personaggi, conferendo a ciascuno di essi un preciso carattere ed una responsabilità più o meno cosciente. Questa “tragedia della parola” dunque non è soltanto un dramma della gelosia, ma racchiude una caleidoscopica pluralità di significati, quali la distruzione di un sogno, il confronto con l’alterità, il rapporto con lo straniero, la solitudine del soldato, l’insensatezza del male e la sua banalità, l’ipocrisia di un potere coloniale e mercenario, la condizione psicofisica di un epilettico, il sadismo intrecciato al masochismo… e molto altro ancora.

La traduzione del testo di Patrizia Cavalli costituisce indubbiamente uno dei punti di forza dello spettacolo; si tratta di una nuova versione molto sintetica, che sfronda alcune pagine oggi improponibili, mettendo in luce un linguaggio veloce, moderno, ricco ma non arcaico, in cui il verso, le pause, le scansioni dischiudono nuovi pensieri e nuove sorprendenti intonazioni.

Les Slovaks Dance Collective Opening Night »

di Ellecistudio


Giovedì 10 dicembre 2009, ore 20.30

Cinema Teatro di Chiasso

 

 

 

Les Slovaks Dance Collective

OPENING NIGHT

Coregrafia e interpreti: Milan Herich, Peter Jasko, Anton Lachky, Martin Kilvady, Milan Tomasik

Composizione e musica dal vivo: Simon Thierrée

Scenografia: Les Slovaks Dance Collective

Creazione luci :Hans Valcke
Costumi: Mat Voorter

Produzione: Phileas Productions, ulti‘mates / Ultima Vez
Coproduzione: Teatre Mercat de les Flors (Spagna), Fondazione Musica per Roma (Italia)

 

Un collettivo tutto al maschile

 

Les Slovaks, è un gruppo di cinque danzatori, la loro storia è affascinante, tutti con alle spalle un’esperienza alla Dance Academy di Banska Bystrica , città della loro nativa Slovacchia. Molti anni di vita in comune, all’età di cinque anni erano già insieme su un palco, membri di un gruppo di danze tradizionali. Nel 2004 questi danzatori di origini slovacche hanno dato vita ad un progetto coreografico autonomo, che abbina a quelle prime esperienze il lavoro con autori come Anne Terese De Keersmaeker, Akram Kham e diverse altre compagnie europee. La musica è centrale nella loro ricerca artistica, diventando una della colonne portanti del loro lavoro. Il risultato è una danza energica, fisica, ricca di accostamenti dagli accenni inconsueti, dove la musica di Simon Thierrée è un tutt’uno con la performance. Opening Night creato nel 2006, è il loro primo spettacolo che ottiene ampi consensi di critica e di pubblico e che li vede in tournèe in tutta Europa e non solo. Ora, Milan Herich, Peter Jasko, Anton Lachky, Martin Kilvady and Milan Tomasik. e Simon Thierrée, compositore e musicista che accompagna la performance dal vivo con il suo violino, hanno scelto come loro sede Bruxelles. Attualmente gli Slovaks hanno in cantiere la nuova produzione Journey Home.

Il birraio di Preston »

fto-il-birraio-di-preston-m.jpgdi Ellecistudio


dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri

Giovedì 3 dicembre 2009, ore 20.30

Cinema Teatro di Chiasso

 

 

 

Il birraio di Preston

Premio Novità Olimpici del Teatro

Dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri

 

riduzione e adattamento teatrale Andrea Camilleri - Giuseppe Dipasquale

 

 

 

 

Era una notte che faceva spavento, veramente scantusa…”

 

Così inizia il romanzo di Camilleri, con un incipit che in italiano sarebbe stato il classico : “Era una notte buia e tempestosa…”. Ma il gioco dello scrittore siciliano é quello di riprendere scherzosamente il celeberrimo incipit di Edward Bulwer-Lytton, il drammaturgo inglese a cui si devono molte espressioni rimaste nell’uso comune. Un incipit che divenne molto famoso perché usato a più riprese da Snoopy delle strisce di Peanuts, di Charles M. Schulz, che lo stesso Camilleri cita nell’indice dell’opera.

 

Dal capolavoro di Camilleri, un irresistibile ritratto della provincia siciliana dell’Ottocento.

Tratto dall’omonimo romanzo (ed. Sellerio, 1995), Il birraio di Preston racconta di un piccolo paese siciliano durante la seconda metà dell’Ottocento, che nella topografia camilleriana è il solito Vigàta, un paese immaginario, frutto della penna dello scrittore, dove sono ambientate molte delle sue storie. Lì si svolge una vicenda affascinante, dove non c’è, ovviamente, Montalbano (è infatti una narrazione di metà Ottocento), e dove il tutto è avvolto in una magica atmosfera d’incanto e di mistero sicuramente capace di rapire il pubblico.

Sorge la necessità di inaugurare il nuovo Teatro civico Re d’Italia. Il Prefetto Bortuzzi cavalier dottor Eugenio – fiorentino e perciò “straniero” -, di Montelusa, paese distante qualche chilometro, odiato dagli abitanti di Vigàta perché più importante e sede della Prefettura, s’intestardisce di inaugurare la stagione lirica con Il birraio di Preston appunto, un melodramma di Luigi Ricci, compositore napoletano contemporaneo di Bellini. In realtà nessuno vuole la rappresentazione di quell’opera, considerata di scarso valore, di nulla fama e di oggettiva idiozia. Ma il Prefetto obbliga addirittura a dimettersi ben due consigli di amministrazione del teatro pur di far passare quella che lui considera una doverosa educazione dei vigatesi all’arte. I circoli culturali locali si disputano allora la decisione circa la scelta del titolo da rappresentare, ma il Prefetto Bortuzzi, facendosi forte della sua autorità, impone la propria volontà. Si arriva quasi a una guerra civile tra le due fazioni.

“ANIELLO LAURO SORRENTO AWARD 2009” SEZIONE NAZIONALE »

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TURISMO LUXURY HOTELS. SORRENTO AWARD 2009. Vincitori: per la sezione nazionale, Ugo Ossani (Aldrovandi Palace Roma); per la sezione internazionale, Giuseppe De Martino (The Westin Europa & Regina Venezia)

 

I vincitori della prima edizione degli “Aniello Lauro Sorrento Award 2009” sono: Ugo Ossani, proprietario-general manager dell’Aldrovandi Palace di Roma, e Giuseppe De Martino, general manager del “The Westin Europa & Regina Venezia”. Ne ha dato l’annunzio il sen. Raffaele Lauro, presidente del premio internazionale, dedicato alla memoria del sorrentino Aniello Lauro, direttore generale del Grand Hôtel Splendide Royal di Lugano e personalità di rilievo del management alberghiero internazionale (The Leading Hôtels of The World), scomparso, a 68 anni, a Lugano (Svizzera) il 26 febbraio 2008. Finalità del premio è l’esaltazione dell’impegno insostituibile di coloro che, con la loro consolidata professionalità, con la loro straordinaria creatività e, talvolta, con sacrificio, garantiscono la più alta qualità dei servizi negli alberghi di lusso del Mondo e, in particolare, in Italia.

La cerimonia ufficiale di premiazione, nell’ambito del Premio Penisola Sorrentina, avverrà sabato 24 ottobre 2009, ore 19.30, a Villa Fondi di Piano di Sorrento, con la consegna del Trofei “Aniello Lauro Sorrento Award 2009”.

Taikoza Japanese music and dance group »

 ftotaikoza-2ar-risoluzione-del-desktop.jpgdi Ellecistudio

Sabato 3 ottobre 2009, ore 20.30

Cinema Teatro di Chiasso Taikoza

 

diretto da Marco Lienhard

 

 

 

 

 

koto Masayo Ishigure

danza Momo Suzuki

taiko Marguerite Z. Bunyan

Malika Yasuko Duckworth

Masayuki Mizunuma

Chikako Saito

 

 

 

L’arte antica dei grandi tamburi taiko

 

La Stagione autunnale di Chiasso Musica è inaugurata da una formazione giapponese di musica e danza fondata da Marco Lienhard nel 1995, che ha incantato il pubblico di tutto il mondo: i Taikoza. La ricchezza e la forza dei ritmi che scaturiscono dai taiko creano un’elettrizzante energia che trasporta gli ascoltatori in una dimensione sorprendente, e per nulla scontata, di eccitazione musicale.

Con il termine taiko (letteralmente “grande tamburo”) si indica una vasta categoria di tamburi dal corpo cilindrico o a barile di dimensioni molto diverse tra di loro, che vengono suonati con due mazze, tenute ciascuna in una mano.

 

Poiché per noi il suono del tamburo è altrettanto fondamentale del battito cardiaco, alcuni sostengono che i primi strumenti musicali usati dalle varie culture in tutto il mondo siano in genere a percussione. È quindi possibile che i precursori dei tamburi taiko risalgano ad almeno due o tremila anni fa, nel profondo della preistoria del Giappone.

Come la maggior parte delle tradizioni percussive di origini primitive, il taiko partecipa a quasi tutti gli aspetti della vita, dalla nascita alla morte. I tamburi taiko incitarono le truppe ed intimidirono i nemici sui campi di battaglia, invitarono la gente alle feste e suonarono alle cerimonie per la semina del riso, scacciando con il loro fragore gli insetti e risvegliando gli spiriti della pioggia. In alcune tradizioni buddiste, il rimbombante suono del tamburo rappresentava la voce di Buddha e nei santuari shintoisti accompagnava le preghiere alle divinità.

Non solo la musica taiko oltrepassava i confini tra umano e divino, ma era utilizzata per definire lo spazio terreno. Nell’antico Giappone, la distanza che raggiungeva il suono del tamburo taiko suonato nel tempio del villaggio, determinava i confini della città. È ovvio che l’importanza della città fosse determinata dal tamburo più potente.

JAZZ AL TEATRO »

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Appuntamenti con il grande jazz per Music Nights 2009 durante la stagione autunnale

 

New Orleans, Dixieland, Swing & Traditional Jazz

 

 

Sabato 26 settembre 2009

 

Riverboat Stompers Jazz Band

, formazione di jazz tradizionale fra le più note ed affermate a livello internazionale, ripropone il “Classic Hot Jazz”, dalle origini di New Orleans alla Chicago dei “ruggenti anni ‘20″. Il suo stile è caratterizzato da vivaci arrangiamenti, dai molti brani cantati, da virtuosismi di musicisti di livello internazionale e da un repertorio che spazia da Jelly Roll Morton a Louis Armstrong, dai temi più conosciuti della musica Dixieland e New Orleans a composizioni raffinate e poco usuali. La Band diretta e fondata da Paolo Gaiotti nel 1975, ha colto lusinghieri successi partecipando ai “Traditional Jazz Festival” più prestigiosi del mondo tra i quali il “New Orleans Jazz & Heritage Festival” ed il “Sacramento Jazz Jubilee” negli USA.

 

Sabato 03 ottobre 2009

 

Jumping Jive

La “swing era” non è stata, come la maggior parte delle persone credono, solo l’era delle big bands come quelle di Glenn Miller, Duke Ellington, Count Basie e Bennie Goodman ma anche il periodo dei piccoli gruppi swing di 4/6 elementi: le formazioni che accompagnavano Billie Holiday, il quartetto di Bennie Goodman, i gruppi di Don Byas, Cootie Williams, di Lester Young e di Coleman Hawkins ne sono un esempio. I Jumping Jive ricreano questo sound con una serie di melodie indimenticabili di autori come Georgie Gershwin (A Foggy Day, Oh Lady Be Good, But not for me), Cole Porter (Night And Day, Easy to love), Richard Rodgers (My romance, This can’t be love), Duke Ellington (Sophisticated Lady, Prelude to a kiss) e Antonio Carlos Jobim (The girl of Ipanema, Desafinado, How insensitive).

La formazione si arricchisce della splendida voce solista in veste di “Special Guest”.

 

INIZIO CONCERTI ORE 20.30

ENTRATA CHF 10.00

Teatro Ex Cinema Iris - Via Contra - 6598 Tenero (di fronte all chiesa)

Parcheggi gratuiti a disposizione


Informazioni dettagliate e biografie artisti

www.musicnights.ch

A Lugano, la seconda edizione del « Mondial du Merlot » »

mondial-du-merlot-2008.jpgdi Isicom


Dal 13 al 15 novembre 2009, Villa Principe Leopoldo Hotel & Spa di Lugano ospiterà la 2a edizione del concorso internazionale di degustazione dei Merlot. Molte le novità per una competizione che ottiene i più alti riconoscimenti internazionali.

Questo concorso, organizzato da ISICOM SA di Lugano in collaborazione con VINEA Sierre, sponsorizzato da UNIVERRE ProUVA e dalla Città di Lugano è nato con la precisa intenzione di mettere in luce le peculiarità di un vitigno – il Merlot – dalle spiccate attitudini internazionali. Mondialmente coltivato, questo vitigno si presta ottimamente per elaborare vini di grande eleganza, classe e pienezza gusto-olfattiva.

Un vitigno, molte Patrie, tante tipologie

Il successo internazionale di questo vitigno è attestato dalla folta schiera di Paesi iscrittisi alla passata edizione. Le statistiche parlano chiaro: ventiquattro Paesi partecipanti per una percentuale di poco oltre il 60% di campioni provenienti dall’estero. L’espansione del vitigno è impressionante; nella sola Svizzera, il Merlot ha trovato – oltre al Ticino (sua Patria elettiva) – “vignerons” entusiasti pronti a coltivarlo laddove prima crescevano varietà autoctone o vitigni bianchi. Da Ginevra, ai Grigioni, passando per il Vallese i Merlot rossocrociati mostrano segni evidenti di grande versatilità e plasticità che, in fondo ritroviamo nei vini dalle tipologie più disparate. Si va dai finissimi vini da monovitigno, alle morbide vinificazioni in bianco, ai più robusti assemblaggi di stile bordolese.

LA PRIMA EDIZIONE DI ORTICOLARIO A VILLA ERBA »

villa-da-darsena2.JPGdi Ellecistudio


Il giardino tra mode e tradizione

 

 

Si svolgerà a Cernobbio, nella splendida cornice di Villa Erba, storica dimora del regista Luchino Visconti affacciata sul Lago di Como, in uno spazio espositivo di 6.000 mq, la prima edizione di Orticolario, esposizione dell’eccellenza ortofloricola.

Sarà la prima edizione dopo 127 anni. Già nel settembre del 1872, infatti, a Como si era svolta l’annuale e prestigiosa Esposizione agricola-industriale Comense, interrottasi nella seconda metà del ‘900 con il Settembre Lariano.

.. Coraggio dunque, avanti, che la mostra di Como possa essere lo specchio fedele dello stato dell’orticoltura in una plaga che racchiude i più bei luoghi del nostro paese, le spiagge più favorite da natura quali il Lario, il Verbano ed anche il Ceresio, quali li aprichi collo della alta Brianza e del Varesotto” (tratto dal volume “I Giardini – 1872-1875”).

 

La manifestazione Orticolario, promossa dalla locale Società Ortofloricola - storica associazione che ha tra i suoi obiettivi “valorizzare, conservare, promuovere il patrimonio artistico e paesaggistico comasco” – grazie al sostegno di un gruppo di amici appassionati di giardinaggio, si avvale del supporto di Orticola di Lombardia, associazione milanese che da 150 anni promuove la conoscenza delle piante, dell’arte dei giardini e del paesaggio vegetale spontaneo e che da 14 anni organizza la visitatissima e qualificata mostra mercato “Orticola” a Milano, nei giardini di via Palestro.

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