di Ellecistudio
Sabato 12 dicembre 2009, ore 20.30
Cinema Teatro di Chiasso
Sabato 12 dicembre 2009 ore 20.30
“OTELLO”
di William Shakespeare
regia Arturo Cirillo
traduzione Patrizia Cavalli
Danilo Nigrelli Otello
Monica Piseddu Desdemona
Michelangelo Dalisi Cassio
Arturo Cirillo Iago
Sabrina Scuccimarra Emilia
Luciano Saltarelli Roderigo
Salvatore Caruso il Doge, Montano, Bianca
Rosario Giglio Brabanzio, Araldo, Ludovico
scena Dario Gessati
costumi Gianluca Falaschi
musica Francesco De Melis
luci Pasquale Mari
assistente alla regia Tonio De Nitto
produzione Teatro Stabile delle Marche – Teatro Eliseo – Nuovo Teatro srl
Dalla grande scuola italiana, tra tradizione e innovazione
Capolavoro di Shakespeare tra i più amati e rappresentati, Otello viene riproposto al Cinema Teatro – terzo evento della Stagione di Chiassoteatro - in un nuovo allestimento diretto da Arturo Cirillo, che lo affronta nella doppia veste di regista e interprete. Considerato uno dei talenti emergenti più interessanti e innovativi della scena contemporanea, il giovane regista napoletano si muove da anni, con grande consapevolezza, tra ricerca e tradizione. Già allievo di Carlo Cecchi, ha debuttato con lui nel 1993 in Leonce e Lena di Buchner, collaborando poi per dieci anni nella sua Compagnia. Forte quindi l’imprimatur formativo della sua “scuola-non scuola”, Cirillo ha fatto proprio il fondamentale insegnamento del grande attore e regista fiorentino, ovvero la necessità di mettersi in scena totalmente, di vivere “per e con il teatro”. Le sue raccomandazioni, gli insegnamenti, le provocazioni hanno segnato profondamente la sua formazione, ma non solo: le lunghe tournée realizzate con la Compagnia Cecchi (con i progetti Shakespeare e Buchner, e con spettacoli come La locandiera e Sik Sik) svelano al giovane Cirillo una chiave illuminante di accesso al teatro; ne è l’ennesima prova questa sua ultima esplorazione dell’Otello. Nella sua lettura registica la celebre vicenda si focalizza su pochi personaggi, conferendo a ciascuno di essi un preciso carattere ed una responsabilità più o meno cosciente. Questa “tragedia della parola” dunque non è soltanto un dramma della gelosia, ma racchiude una caleidoscopica pluralità di significati, quali la distruzione di un sogno, il confronto con l’alterità, il rapporto con lo straniero, la solitudine del soldato, l’insensatezza del male e la sua banalità, l’ipocrisia di un potere coloniale e mercenario, la condizione psicofisica di un epilettico, il sadismo intrecciato al masochismo… e molto altro ancora.
La traduzione del testo di Patrizia Cavalli costituisce indubbiamente uno dei punti di forza dello spettacolo; si tratta di una nuova versione molto sintetica, che sfronda alcune pagine oggi improponibili, mettendo in luce un linguaggio veloce, moderno, ricco ma non arcaico, in cui il verso, le pause, le scansioni dischiudono nuovi pensieri e nuove sorprendenti intonazioni.