
di Ellecistudio
dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri
Giovedì 3 dicembre 2009, ore 20.30
Cinema Teatro di Chiasso
Il birraio di Preston
Premio Novità Olimpici del Teatro
Dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri
riduzione e adattamento teatrale Andrea Camilleri - Giuseppe Dipasquale
“Era una notte che faceva spavento, veramente scantusa…”
Così inizia il romanzo di Camilleri, con un incipit che in italiano sarebbe stato il classico : “Era una notte buia e tempestosa…”. Ma il gioco dello scrittore siciliano é quello di riprendere scherzosamente il celeberrimo incipit di Edward Bulwer-Lytton, il drammaturgo inglese a cui si devono molte espressioni rimaste nell’uso comune. Un incipit che divenne molto famoso perché usato a più riprese da Snoopy delle strisce di Peanuts, di Charles M. Schulz, che lo stesso Camilleri cita nell’indice dell’opera.
Dal capolavoro di Camilleri, un irresistibile ritratto della provincia siciliana dell’Ottocento.
Tratto dall’omonimo romanzo (ed. Sellerio, 1995), Il birraio di Preston racconta di un piccolo paese siciliano durante la seconda metà dell’Ottocento, che nella topografia camilleriana è il solito Vigàta, un paese immaginario, frutto della penna dello scrittore, dove sono ambientate molte delle sue storie. Lì si svolge una vicenda affascinante, dove non c’è, ovviamente, Montalbano (è infatti una narrazione di metà Ottocento), e dove il tutto è avvolto in una magica atmosfera d’incanto e di mistero sicuramente capace di rapire il pubblico.
Sorge la necessità di inaugurare il nuovo Teatro civico Re d’Italia. Il Prefetto Bortuzzi cavalier dottor Eugenio – fiorentino e perciò “straniero” -, di Montelusa, paese distante qualche chilometro, odiato dagli abitanti di Vigàta perché più importante e sede della Prefettura, s’intestardisce di inaugurare la stagione lirica con Il birraio di Preston appunto, un melodramma di Luigi Ricci, compositore napoletano contemporaneo di Bellini. In realtà nessuno vuole la rappresentazione di quell’opera, considerata di scarso valore, di nulla fama e di oggettiva idiozia. Ma il Prefetto obbliga addirittura a dimettersi ben due consigli di amministrazione del teatro pur di far passare quella che lui considera una doverosa educazione dei vigatesi all’arte. I circoli culturali locali si disputano allora la decisione circa la scelta del titolo da rappresentare, ma il Prefetto Bortuzzi, facendosi forte della sua autorità, impone la propria volontà. Si arriva quasi a una guerra civile tra le due fazioni.